Ogni donna sa quanto è facile cadere nella trappola di un amore malato

Ogni donna sa quanto è facile cadere nella trappola di un amore malato, di una relazione-gabbia con un partner spesso dalla doppia personalità, che riesce ad essere dolce per ammaliarci e violento per terrorizzarci, e riesce ad avere il controllo mentale su di noi per cui riusciamo, paradossalmente, a perdonare quei momenti di violenza giustificandoli e mentendo a noi stesse. Siamo tutte a rischio di vivere un rapporto di questo tipo, e se non lo abbiamo vissuto è solo per pura fortuna.

Ogni tre giorni in Italia viene uccisa una donna perché donna. Statistiche allarmanti e quasi impossibili, a prima vista, da arginare. Innanzitutto dobbiamo metterci in testa una cosa: il problema non siamo noi donne, non è MAI COLPA NOSTRA!

Il problema sono “certi” uomini, non tutti chiaramente, cresciuti senza sapere cosa sia il rispetto per una donna, che probabilmente da bambini vedevano trattata la loro madre con violenza e arroganza dal padre, e sono cresciuti pensando che sia giusto così. Sono uomini incapaci di amare, di vivere in maniera sana una relazione, di gestirne una eventuale fine, di elaborare l’abbandono in maniera matura.

Di fronte a tutto ció cosa fanno le istituzioni? Cosa fa l’Europa? L’introduzione del reato di femminicidio, in Italia, come aggravante, non ha sortito gli effetti desiderati e quindi la prova é che, oltre all’inasprimento delle pene, bisogna andare ad agire fondamentalmente sul piano culturale ed educativo: nelle famiglie e nelle scuole.

In Europa, in Commissione FEMM, affrontiamo quotidianamente la questione della violenza di genere e vi sono numerosi dossier che invitano gli Stati Membri (poiché sulle tematiche educative le competenze sono dei singoli Stati) a legiferare in materia di lotta alle discriminazioni e per proporre sul piano educativo nuovi modelli fondati sul rispetto della donna e dell’”altro” in generale.
Ma se manca il sub-strato culturale nelle famiglie, nulla può la scuola. Se un bambino è abituato a casa propria a vedere la donna, la propria madre, la propria sorella, come succube dell’uomo, non vi saranno programmi educativi che potranno mai sradicare questi convincimenti.
Lavoriamo allora dentro le famiglie, lavoriamo su noi stesse, lavoriamo sui nostri figli.
Gli errori fatti in passato non sono rimediabili, ma per il futuro possiamo fin d’oggi educare i nostri figli MASCHI all’amore vero e al rispetto, all’elaborazione sana della perdita, alla sconfitta, alla gestione della rabbia, a non essere possessivi ma generosi.

Si comincia da lì. Non vi è altra possibilità.

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