Interrogazione su programmazione CEF

La Commissione ha annunciato i 195 progetti vincitori del secondo bando del programma “Connecting Europe Facilities” (CEF) nel settore dei trasporti, accordando la priorità (85 % circa del totale investito) alle infrastrutture ubicate in Stati membri considerati più arretrati dal punto di vista infrastrutturale, al fine di incrementarne la coesione. Solo 12 dei suddetti progetti sono previsti per l’Italia. Non vi è alcun progetto che interessi il Sud Italia, nonostante tale circoscrizione risulti, in base al rapporto Svimez 2015 sull’economia del Mezzogiorno, “a forte rischio di desertificazione industriale, con la conseguenza che l’assenza di risorse umane, imprenditoriali e finanziarie potrebbe impedire all’area meridionale di agganciare la possibile ripresa e trasformare la crisi ciclica in un sottosviluppo permanente”.

Alla luce di tali considerazioni, io e la collega Rosa D’Amato, abbiamo inoltrato alla Commissione un’interrogazione dove chiediamo di spiegare come mai non siano stati approvati progetti infrastrutturali per il Sud Italia.

La risposta è arrivata tramite la Commissiaria Violeta Bulc, ed è la seguente:

“La selezione di progetti presentati per il cofinanziamento nell’ambito del meccanismo per collegare l’Europa nel settore dei trasporti (CEF) in risposta ai relativi inviti a presentare proposte è un processo concorrenziale basato su chiari criteri di selezione e di aggiudicazione specificati nei programmi di lavoro e negli inviti stessi.
Nel corso della procedura di valutazione e di selezione gli esperti esterni indipendenti, nonché la Commissione e la sua Agenzia esecutiva per l’innovazione e le reti (INEA), valutano ciascuna
proposta di progetto sulla base della maggiore o minore rispondenza ai criteri di aggiudicazione (qualità, completezza, pertinenza e impatto) e ai criteri di selezione quali il valore aggiunto europeo del progetto anche alla luce dei vincoli di bilancio. Sono stati selezionati i progetti che meglio hanno soddisfatto tali criteri, a prescindere dalla loro provenienza geografica.”

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