Lo Stato può dare un aiuto concreto ad una donna picchiata dal marito?

Lo Stato può dare un aiuto concreto ad una donna picchiata dal marito? Spesso la risposta è NO. Quasi 7 milioni di donne in Italia, nel corso della propria vita, hanno subito una forma di abuso (ISTAT).  Questa mattina, a #Vasto, ho assistito ad un episodio toccante: una donna, con evidenti segni di percosse, chiedeva aiuto agli assistenti sociali. Cercava semplicemente un ambiente protetto, dove rifugiarsi, lontana dal marito “pugile” (bestia), stanca di subire continue violenze, non solo fisiche.
L’epilogo? Per questa donna non è stato possibile fare NULLA. Esatto, nulla. Incredibile, vero?

I Centri Anti-Violenza, in una città di medie dimensioni come Vasto, non hanno alloggi per ospitare le donne che scappano di casa in conseguenza degli abusi e delle percosse. Nelle grandi città ce ne sono, ma evidentemente nei centri minori no o non abbastanza.
La violenza sulle donne, oltre ad essere un reato gravissimo, troppo spesso è il campanello d’allarme del rischio #femminicidio. Sono stata in visita ai Centri Anti-Violenza in Irlanda e in Polonia durante le mie missioni con la commissione FEMM (diritti della donna e uguaglianza di genere); si tratta di case dove un gruppo ristretto di donne, spesso accompagnate da minori in età scolare, possono rifugiarsi per allontanarsi da un compagno violento. Luoghi austeri ma sicuri.

Lo Stato italiano deve fare di più per le donne: ogni città sopra i 15.000 abitanti dovrebbe avere un Centro per accogliere le vittime delle violenze domestiche, proprio perché sono gli episodi che accadono nei piccoli Centri quelli che spesso rimangono nel silenzio, nell’omertà, e che consentono ai “carnefici” di continuare ad agire indisturbati.
Molto si potrebbe fare con i fondi strutturali messi a disposizione dall’Europa (per esempio il Fondo Sociale Europeo, gestito dalle Regioni), ma negli ultimi anni abbiamo assistito al proliferare di “punti di ascolto” per le vittime di violenze, spesso creati dentro uffici comunali, con personale non sempre all’altezza e, diciamocelo, creati a volte per distribuire posti di lavoro compiacenti e potersi pubblicamente gongolare dicendo: “il nostro Comune è woman-friendly”, ma le donne che subiscono violenze domestiche hanno bisogno di ben altro che di un semplice sportello di ascolto!

Le Istituzioni, a tutti i livelli devono comprendere che la tutela della donna e della famiglia, oggi pressoché assente in Italia, passa anche attraverso strumenti che le proteggano concretamente quando con coraggio chiedono aiuto.

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