In che modo il Regno Unito uscirà dal Cielo Unico Europeo?

Siamo alle porte del 2018: tra poco più di un anno il Regno Unito dovrà lasciare l’Unione, indipendentemente dal raggiungimento o meno di un accordo. Tuttavia, nonostante i tempi sempre più stringenti, rimangono del tutto oscuri i parametri con cui l’Unione Europea e il Regno Unito intendono gestire la transizione giuridica del settore dell’aviazione civile europea, un settore che si regge su 35 atti legislativi condivisi, nonché sulla giurisdizione di un regolatore comune (ovvero l’EASA) e di un organo giudiziario unico (ovvero la Corte di Giustizia).

In che modo il Regno Unito uscirà dal Cielo Unico Europeo? Quali Corti si occuperanno di definire la giurisprudenza in materia di aviazione quando verrà meno la competenza della Corte di Giustizia? Queste domande (e molte altre) continuano a cadere nel silenzio, mentre i giorni passano e si alimentano i sospetti che persino gli stessi negoziatori a capo di questo processo di “divorzio” non sappiano nemmeno loro quale sia la direzione da prendere. Senza contare che in caso di mancato accordo sul BREXIT, il settore aereo non potrà “semplicemente” tornare alle regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, come è invece possibile per altri settori.

Con tali premesse, e in assenza di aggiornamenti concreti da parte della Commissione, si fa sempre più realistico lo scenario apocalittico che ci descrivevano lo scorso luglio i dirigenti di alcune ben note compagnie aeree: uno scenario di sostanziale “morte fisica” del settore aereo.

Ecco il mio intervento oggi in Commissione trasporti a Bruxelles.

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