Su Ryanair e voli cancellati

Oggi celebriamo l’ipocrisia di tutti gli Stati Membri, chi con più responsabilità e chi con meno, sulla questione #Ryanair. Mi domando cosa facessero i governi di questi Stati che adesso si stracciano le vesti nei confronti delle politiche aziendali della celebre low-cost, e soprattutto cosa facevano i loro ministri dei Trasporti.

Sappiamo bene cosa facevano: svendevano il Cielo europeo riempiendo le tasche della compagnia irlandese, elargendo agevolazioni, contributi più o meno mascherati da aiuti ad aeroporti che faticavano a mantenere un traffico passeggeri sufficiente, il tutto in barba alle regole sulla concorrenza.

Ed eccoci qui a puntare il dito. Ma il dito lo dovete puntare sui governi che hanno consentito la proliferazione di una compagnia che ha fatto del precariato lavorativo la sua parola d’ordine. Dopo aver “regalato” voli quasi gratis in tutta Europa (e sappiamo bene a spese di chi) oggi Ryanair è passato alla cassa. E non c’è nulla che possiate fare, perché il tempo è ormai scaduto.

Ma ahimè, non sono solo i governi nazionali gli unici architetti della crisi epocale attualmente in atto. Quante volte la Commissione si è lavata le mani delle innumerevoli violazioni segnalate da questo Parlamento? Quante volte ha ignorato le nostre interrogazioni sull’evasione fiscale di Ryanair e sugli aiuti di Stato illeciti, scaricando il “barile” della responsabilità ai tribunali nazionali?

Mi domando allora: qual è la “ragion d’essere” di queste Istituzioni, che rifiutano puntualmente l’onere di interpretare quelle regole da loro stesse create? Sono 20 anni che l’Unione lascia nel Limbo il distacco dei lavoratori, e sono 20 anni che ogni Stato interpreta quelle regole come vuole: in Francia, Ryanair è colpevole, ed è condannata a risarcire 10 milioni di euro, mentre in Italia le Direttive europee si capovolgono magicamente, e Ryanair è scagionata da ogni accusa.

A fare le spese della vostra indifferenza sono i diritti dei passeggeri, andati in fumo con un click, e dei lavoratori del settore (delle compagnie low-cost ma anche delle compagnie di linea), per non parlare del danno ai sistemi nazionali di previdenza sociale.

Il fallimento di Ryanair è il fallimento di queste istituzioni, dove la colpa non è mai di nessuno, dove prendere decisioni significa scaricarle a qualcun altro, e dove si attende che un settore commerciale crolli completamente in pezzi prima di degnarlo di una qualche attenzione.

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