EU strategy against women’s cancers, audizione pubblica

Parlare di tumori femminili vuol dire parlare di neoplasie che ogni anno colpiscono quasi 63.000 donne in tutta Italia. Seno, ovaio, cervice uterina e endometrio sono le sedi preferite di queste malattie e anche se, per fortuna, la ricerca continua a trovare nuove cure, molto resta ancora da fare in termini di prevenzione e terapie ma non solo: il tumore è una malattia complessa, che oltre alle cellule del nostro corpo colpisce le attività quotidiane, le relazioni, il nostro modo di stare al mondo, incide sul lavoro e in società.
Ancora troppo spesso è difficile parlare e confrontarsi sugli aspetti della malattia che esulano dall’ambito strettamente medico.

Ho trattato questo argomento come relatrice la Bruxelles, presso il Parlamento europeo, nel corso di un’audizione pubblica in Commissione FEMM sulla strategia europea contro il cancro che affligge le donne.

Circa 4 anni fa, un cancro recidivo al seno uccideva una persona a me molto cara, una giovane madre, ed è anche per questo che l’argomento che trattiamo oggi mi tocca molto da vicino, suscitando forti emozioni ma anche voglia di fare qualcosa di concreto per facilitare l’accesso delle donne agli esami diagnostici preventivi, per aiutarle sempre di più nel caso infausto in cui si trovino a dover combattere contro questo male che, quando colpisce noi donne, spesso ha dei risvolti psicologici particolari e frequentemente sottovalutati rispetto alla gravità della malattia stessa.

Gli aspetti da affrontare sono infatti molteplici. Secondo i dati Eurostat, circa 600.000 donne muoiono di tumore ogni anno in Europa, di cui di carcinoma mammario oltre 90.000.
Numeri impressionanti. Ma moltissime di più sono quelle che fortunatamente riescono a vincere il male, perché oltre l’80% di donne colpite ad esempio dal tumore al seno, sopravvive al male. Ed è anche a queste donne che ci dobbiamo rivolgere, perché la loro vita cambia in maniera radicale e a volte le conseguenze chirurgiche hanno risvolti psicologici devastanti.
Parlo ad esempio delle drammatiche conseguenze di una isterectomia o di una mastectomia, che possono in alcuni casi generare dei traumi psicologici dai quali non è facile riprendersi.

Con la relazione che mi appresto a elaborare, intendo sottolineare tutte queste problematiche precedentemente descritte, affinché si esortino gli Stati membri  e, di concerto, lUnione europea, a mettere in atto politiche e programmazioni in ambito sanitario che tengano conto di un ventaglio molto più ampio di sfaccettature che si nascondono dietro questo terribile male quando colpisce noi donne.  Ho proposto in Commissione Femm la discussione di questo argomento e la elaborazione di un report di iniziativa, ed ho trovato una larghissima adesione tra i miei colleghi e le colleghe, il che fa onore all’intera Commissione. Nella mia proposta intendo porre l’attenzione in particolare su tre aspetti principali:

la prevenzione, il monitoraggio e l’accesso alle cure: è indubbio che l’alta incidenza di mortalità derivante dalla malattia tumorale derivi dal fatto che spesso si intervenga in una fase già evoluta della malattia, rendendo vana ogni possibile cura. In tal senso diventa fondamentale prevenire, attraverso un monitoraggio costante e accessibile  anche dal punto di vista economico, con degli screening generici e specifici. Allo stato attuale, la prevenzione non è di sempre facile attuazione, in quanto le visite di controllo risultano spesso onerose e i tempi di attesa molto lunghi. Dobbiamo sollevare l’attenzione su questa problematica, facendo sì che gli Stati membri garantiscano la possibilità per tutte di avere un accesso minimo alla diagnosi precoce ed un monitoraggio garantito in tempi ragionevoli;

la specificità delle cure: altro aspetto su cui vorrei soffermarmi è legato alla specificità delle cure necessarie in caso di malattia delle donne. In quanto molto spesso, la malattia colpisce organi prettamente femminili che possono andare ad intaccare la femminilità stessa della donna;

terzo e ultimo aspetto è quello psicologico / assistenziale, al quale si lega la necessità di garantire un supporto e un’assistenza adeguati al genere femminile, coprendo tutti gli aspetti tra cui quelli psicologici, in quanto la malattia talvolta va ad inficiare la femminilità stessa della donna, la sua capacità riproduttiva o il suo “sentirsi donna”. Pertanto quella dell’assistenza psicologica anche nel periodo successivo alle cure e alle terapie chirurgiche deve rientrare tra le forme di assistenza sanitaria messa a disposizione di tutte le donne colpite dal male.
Non vanno lasciate sole, perché molto spesso per loro rientrare nei loro ruoli di mogli e madri risulta complicato, ed un sostegno in tal senso va non solo auspicato ma fortemente promosso.

Daniela Aiuto

 

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