Tratta di donne e ragazze per finalità di sfruttamento sessuale e lavorativo nell’UE: è ora di dire basta!

Ancora oggi, nonostante la Direttiva 2011/36 sulla “prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime”, in vigore da alcuni anni nei diversi Stati membri, questo fenomeno non sembra diminuire. Al contrario i dati ci mostrano un drastico aumento. Come sappiamo, in questo mondo sommerso della tratta di esseri umani, sono le donne e le bambine le principali vittime.

La Commissione ha di fatto registrato che il 76% delle vittime sono donne, di cui il 15% minori. Vittime di aguzzini che le portano con forza in Europa, promettendo loro un mondo e una vita migliori. Una volta giunte all’interno dei nostri confini, si trovano a vivere un incubo ben peggiore di quello che hanno lasciato nelle loro terre di origine, andando a ingrossare le fila dello sfruttamento sessuale o del lavoro nero, gestito da organizzazioni criminali. Secondo alcuni dati dell’UNDOC, ogni anno in Europa, i gruppi criminali guadagnano 3 miliardi di dollari grazie al traffico di esseri umani per il solo fine di sfruttamento sessuale. Sappiamo bene che spesso la tratta di esseri umani è strettamente legata alla crisi migratoria che da Oriente e dal Sud del Mediterraneo sta colpendo l’Unione europea, in modo particolare Italia e Grecia.

La Commissione ha intenzione di adottare misure specifiche per fronteggiare tale crisi o vuole lasciare tutto l’onere sulle spalle di questi Stati? Non è forse il caso di rafforzare gli sforzi investigativi alle frontiere per porre un freno a questa vergogna? Mi trovo infine costretta a ricordare alla Commissione come l’Unione non costituisca solamente la “destinazione” prescelta dalle organizzazioni criminali. In molti casi, l’Unione costituisce anche il luogo di origine del commercio di esseri umani, perché come sappiamo sono moltissime le giovani donne degli Stati Membri più poveri che vengono costrette alla prostituzione presso gli Stati meno colpiti dalla crisi.

L’emergenza umanitaria che ci troviamo ad affrontare è quindi resa ancora più grave dal peggioramento degli squilibri economici interni all’Unione, e il crimine organizzato non costituisce l’unico nemico verso il quale assumere una posizione decisa. La povertà ormai endemica all’interno di molti Stati membri è un nemico altrettanto pericoloso, un’invisibile alleato al crimine organizzato, che agisce silenziosamente dall’interno dei nostri confini.

Non possiamo sopportare oltre, è il momento di fermare tutto ciò. Siamo qui, ancora una volta, a chiedere quali saranno le azioni concrete che la Commissione ha intenzione di mettere in campo per affrontare il problema. C’è bisogno di “tolleranza zero” contro la tratta di esseri umani, perché come sappiamo essa rappresenta una forma di schiavitù che è in netto contrasto con la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

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