L’Islanda, un Paese straordinario!

La settimana scorsa ho partecipato ad una missione del Parlamento europeo in #Islanda, e ho avuto modo di conoscere questo straordinario Paese. Devo dire che si discosta moltissimo dagli stereotipi ai quali tutti noi spesso siamo ancorati, ossia di paese semi-disabitato, immerso dal ghiaccio, freddissimo e buio per gran parte dei mesi invernali. Un quadro di questo tipo, nella nostra mente non può che dipingere degli abitanti ritrosi, magari scorbutici ed arretrati, nonché un po’ depressi.

Ebbene, niente di tutto ciò. Ho trovato un Paese giovane (nel senso che i suoi abitanti mediamente hanno un’età molto bassa), una vitalità incredibile ed un entusiasmo che non ti aspetteresti a queste latitudini (abituata come sono al grigiore belga che favorisce la depressione…). La capitale, #Reykjavík, è un fermento di nuove costruzioni, sia residenziali che ad uso ufficio, ma anche e soprattutto hotel e ostelli per turisti. Già, i turisti…

Su una popolazione di circa 320.000 abitanti (non di Reykjavík, ma di tutta l’Islanda!) ogni anno arrivano oltre 2 milioni e mezzo di turisti da tutto il mondo. Sono cifre eccezionali, in rapporto ai residenti, e pertanto il business legato al turismo oggi è la prima voce per il PIL Islandese (quanto dovremmo imparare noi italiani?).  Un vero e proprio boom che ha portato l’Islanda oggi ad avere tassi di disoccupazione vicini al 2% (si, avete letto bene).

Certo, mi direte, essere fuori dall’UE e dall’Eurozona li ha avvantaggiati e sono d’accordo con voi, non sapete quanto!!! Ma oltre al turismo, la rinascita dell’Islanda (che nel 2008, ricorderete, visse una orrenda crisi bancaria, ma che ne uscì brillantemente così: http://www.ilcambiamento.it/articoli/islanda_rivoluzione_silenziosa) risiede nelle nuove tecnologie che la fanno da padrone all’interno del panorama lavorativo.

Ho visitato, in proposito, l’Ocean Cluster House, una sorta di officina incubatrice di idee, un co-working dove decine di aziende e start-up si ritrovano per lavorare, interfacciarsi e sperimentare idee innovative, tutte legate al mondo del mare e delle sue immense risorse. Una fra tutte, il merluzzo dei mari del Nord, pregiatissimo per le sue carni, ma poi? Noi pensiamo che, a parte la porzione proteica del pesce, il resto sia scarto da buttar via. E invece no! Dal pesce qui ottengono qualunque cosa: oli e polveri per integratori alimentari, pelli per l’industria conciaria (ebbene sí, borselli con la pelle del merluzzo!), tessuti per l’abbigliamento, perfino un costosissimo e brevettatissimo cerotto cutaneo rigenerante (2000 euro al pezzo) utilizzato negli ospedali in caso di ustioni.
Quindi possiamo ben dire che dal merluzzo gli islandesi non buttano via nulla e ne hanno generato una industria fiorente e all’avanguardia, che intendono esportare in tutto il mondo.

Che dire: prendiamo spunto da tutto questo e iniziamo a guardare oltre, a sviluppare idee innovative! Quante risorse non sfruttate abbiamo? Quante potenziali materie prime gettiamo via?
Si tratta solo di rendere sinergica l’industria rispetto a tanti settori che oggi invece ne sono emarginati. E qui che deve intervenire la buona politica!
Non si tratta solo di una “visione” del futuro, perché in Islanda tutto ciò è già una splendida realtà.

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