FONDI EUROPEI E LORO UTILIZZO, GRAVI PROBLEMI AL SUD

Pochi giorni fa la Corte dei Conti della #Campania, riguardo ai Fondi europei, ha bacchettato la Regione sui controlli per l’efficacia della spesa, elencando tutti i ritardi nei progetti, lanciando l’allarme sull’aumento del rischio di definanziamento, in caso di giudizio finale negativo della Commissione Ue.

Le criticità sono emerse dalla relazione della sezione regionale di controllo sul fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) e il fondo sociale europeo (Fse) 2007-2013, destinati alle società partecipate e agli altri organismi dipendenti dalla Regione che all’epoca era stata guidata dai presidenti Bassolino e Caldoro.

Ricordiamo che i Fondi strutturali europei sono l’unico strumento che l’Europa concede al sud per implementare, ad esempio, le proprie infrastrutture, poiché sia nella programmazione #CEF (Connecting Europe Facility) precedente (che rappresenta uno strumento importante per il completamento e il miglioramento delle infrastrutture di trasporto in Europa), sia in quella che la Commissione europea ha presentato lo scorso giugno, non vi sono sostanzialmente possibilità di finanziare opere infrastrutturali nel mezzogiorno d’Italia.

Il CEF infatti, è uno strumento che si basa principalmente sulla competitività dei progetti, piuttosto che sulla dislocazione geografica. Resta dunque agli Stati Membri effettuare le proposte progettuali, e nel caso dell’Italia alle Regioni (nella scorsa programmazione l’Italia non ha presentato progetti per il sud…).
Serve oggi più che mai, quindi, una seria implementazione delle attività di controllo e di verifica dell’efficacia della spesa dei fondi comunitari, evitando ritardi nella realizzazione delle opere e di conseguenza nei pagamenti ai beneficiari.

Inoltre, le valutazioni tardive rispetto all’attuazione degli interventi previsti, fanno sfumare sia l’occasione di correggere le anomalie in corso d’opera, che di spingere sulla loro realizzazione, bloccando lo sviluppo di intere aree geografiche e aumentando il rischio di eventuali recuperi in sede di valutazione finale da parte della Commissione europea in caso di esito negativo dei controlli, con evidente impatto sui bilanci pubblici.

E’ evidente che c’è una patologia in atto che si chiama incompetenza e che si ripercuote negativamente in termini di programmazione e controllo che mancano. E’ l’attuale classe dirigente che guida le regioni meridionali (poiché il ritardo interessa chi più chi meno tutte le regioni del sud) responsabile di intercettare questi fondi, ma non solo; non c’è personale adeguato ad intercettarli e gestirli, nonostante la Commissione europea finanzi la formazione del personale regionale per imparare a far fruttare i fondi strutturali (molte regioni del Nord lo hanno fatto, ossia hanno mandato, pagandoli con Fondi UE, i loro tecnici a “studiare” ed “imparare” dalle altre regioni di altri Stati membri che sapevano fare di più).

Da qui, il caos regna sovrano in Campania, e non solo, in tema di utilizzo di Fondi Ue. Occorre davvero un cambiamento sostanziale nei governi regionali perché il sud non deve più rimanere fanalino di coda dell’Europa.

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