ECCO (ANCHE) PERCHÉ NON SERVE IL #TAV TORINO-LIONE

Sapete che la #Cina sta investendo sul percorso ferroviario verso l’Europa con il progetto Belt and Road Initiative (#OBOR)? Questo progetto è titanico, e prevede l’apertura di due corridoi infrastrutturali fra Estremo Oriente e continente europeo, sulla falsariga delle antiche Vie della Seta: uno terrestre (Silk Road Economic Belt) e uno marittimo (Maritime Silk Road).

Il suo costo?
Circa 1000 miliardi di euro, e consentirà a Pechino di raggiungere in brevissimo tempo l’Europa Occidentale, passando o per l’Asia Minore ed il Medio Oriente, o alternativamente attraverso la Russia centrale, mentre la via marittima dovrebbe partire dal Mar Cinese Meridionale (Hong Kong/Guangzhou) ed arrivare almeno alle coste dell’Africa attraverso l’Oceano Pacifico (e presumibilmente proseguire lungo il Mar Rosso fino al Mediterraneo).
A lato di questi due tronconi sono state, per ora, proposte diverse diramazioni, fra cui il Cina-Mongolia-Russia e quello Cina-Thailandia-Indonesia/Singapore.

Spedire le merci via terra costerà il 90% in più che via mare, ma si impiegheranno 9 giorni anziché 45, inquinando molto molto meno. Per cui i flussi di merci via mare andranno a diminuire, una volta terminata la costruzione di questa imponente infrastruttura.

Nel frattempo, mentre la Cina si collega all’Europa con un progetto aggressivo e concreto, concepito per portare reali benefici, in Italia ed in Europa continua la lotta contro il TAV.
Se ne discute da più di 20 anni, e da altrettanti anni gli abitanti della Val di Susa si oppongono alla costruzione della tratta ad alta velocità Torino-Lione, che prevede un megatunnel di 57 chilometri sotto le Alpi, di cui 14 in Italia.
Una grande opera o è fortemente utile o è fortemente dannosa, perché richiede investimenti che vengono sottratti ad altri capitoli di spesa e perché ha un forte impatto sul territorio che la ospita.

La questione fondamentale del progetto TAV, che è anche la più costosa opera pubblica mai progettata in Italia, è la sua inutilità, perché in primis le ipotesi di traffico su cui si basa sono state smentite dalla realtà dei fatti (come i nuovi investimenti cinesi dimostrano…), che mostrano una inarrestabile caduta dei movimenti di merci e di passeggeri sulla sua direttrice.
Il TAV si basa poi su uno scenario in larga parte slegato dalla realtà: non è granché come corridoio (se avete un’idea della geografia europea e di dove viva la maggior parte della popolazione), col massimo rispetto per Torino.

Ma perchè mettere su per decenni un mega cantiere pagato con le nostre tasse e che rende la vita impossibile ai numerosi cittadini che vivono nella valle?
La linea attuale è forse sovrasfruttata? No.
Esistono alternative che costino meno, tipo rinforzare i percorsi? Certamente.

Tra 20 o 30 anni siamo sicuri che il mondo sarà lo stesso di oggi dal punto di vista del trasporto merci, e che un mega-corridoio “strategico” (ancora da dimostrare) ci porti l’auspicato benessere economico?

In Europa, le reti TEN-T erano state pensate vent’anni fa per trasportare le merci rapidamente da un luogo all’altro del Continente basandosi sul fatto che i flussi di merci sarebbero giunti via mare (su Rotterdam e su Genova, principalmente), merci che comunque continueranno ad arrivare a Genova, con nuovi container appositamente progettati, che necessitano di dover viaggiare su treni di un certo tipo, molto più lunghi degli attuali, che non riescono ad affrontare la linea esistente che unisce Italia e Francia, nonostante nel corso di questi vent’anni si siano fatti dei lavori di ammodernamento della linea e delle gallerie per adattarle al passaggio dei nuovi treni.
Ma siamo sicuri che servano davvero questi convogli più lunghi? Sappiate che molti dei contener che attualmente viaggiano su questa tratta sono vuoti.
Avete letto bene, VUOTI.

Inoltre si pone una questione ambientale, non di secondaria importanza: per realizzare la galleria che unirà la bassa valle di Susa alla Francia sarà necessario scavare in una montagna che contiene anche amianto. Gli ambientalisti e gli abitanti temono che, durante gli scavi, la polvere ricca di amianto possa diffondersi lungo tutta la valle, con seri rischi per la salute. Pensiamo anche a questo aspetto.

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